Il comandamento ignorato

A me hanno insegnato che i comandamenti sono dieci. Universalmente, quelli consegnati da YHWH a Mosè sul monte Sinai, sono “i dieci comandamenti”. In realtà le cose non stanno proprio così.
In entrambi passi biblici dove i comandamenti sono riportati (Esodo 20 e Deuteronomio 5), c’è un undicesimo comandamento, elencato tra il primo e il secondo:

Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.

Le domande a riguardo sono importanti e sono due: cosa significa il comandamento e perché è stato ignorato. A una lettura letterale implicherebbe il divieto di rappresentare sotto forma pittorica o scuoltorea qualsiasi entità soprannaturale, benevola o maligna, ma anche forme terrestri come animali e oggetti, nonché realtà del subconscio umano (le acqua sotto la terra).

Per un’analisi corretta c’è da tenere presente il contesto della Torah nella rivelazione divina. Gli gnostici ritenevano che quel dio a tratti crudele e vendicativo dell’AT non potesse essere lo stesso che Gesù chiama Padre; ergo doveva essere un demiurgo, qualcuno che si arrogava di un qualche potere creativo e che si sostituiva al vero dio, conferendo agli israeliti una rivelazione fasulla, basata sulle leggi del karma. Gli gnostici avevano torto, ma anche ragione. Che YHWH fosse il Padre non c’è dubbio, infatti lo stesso Rabbì afferma:

«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento.»   Matteo 5:17

Ma è anche vero che la legge mosaica non è tutto, è da completare. Gli israeliti non erano pronti per ricevere una legge superiore, come anche del resto duemila anni fa il mondo non era pronto per ricevere quella rivelazione che si è conservata per molti canuti secoli nelle cave di Qumran e Nag Hammadi. Quindi YHWH ha consegnato loro il decalogo per alleggerire il karma alle anime degli israeliti, in modo che esse potessero pian piano, nel ciclo delle reincarnazioni, liberarsi dalla tirannia dei signori che il karma lo gestiscono. In ultima analisi, Gesù è l’anima che è libera dalla schiavitù del karma e perciò viola costantemente la legge mosaica, ciononostante muore sulla croce facendosi liberamente carico del karma altrui. I farisei sono invece coloro che non ancora fermi infangati nella palude della psiche, che non capiscono che per progredire spiritualmente bisogna abbandonare la morale e l’etica comunemente intese.

“Non ti farai idolo né immagine alcuna” serve non proprio per alleggerire il karma, ma invece per liberarsi dalle forme-pensiero o egregore (di cui si era già parlato qui). Tutti i pensieri umani che si riferiscono a una medesima cosa contribuiscono a nutrire di energia la relativa forma-pensiero esistente nel piano astrale. Simboli di partiti politici, nazioni, squadre di calcio sono come catalizzatori di energie psichiche che vanno ad alimentare le egregore, le quali come una banale tenia solium agiranno sulla realtà fisica in modo da aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza, cioè cercando di catalizzare quanti più altri pensieri e emozioni possibili. Altre egregore potenti sono quelle delle istituzioni, delle aziende, delle idee poltiche, delle religioni; come c’è un’idea di tutto (dice Socrate nel Parmenide) così di tutto c’è una forma-pensiero. Episodi paranormali, dischi volanti, madonne che piangono, sono tutti eventi alla cui realizzazione contribuisce, se non causa interamente, una forma-pensiero. Di fronte a una madonna che piange arriverà sempre un stuolo di vecchiette pronte a recitare rosari, offrendo così un olocausto psichico gradito alle entità che l’hanno provocato.

Bisogna ora rispondere al secondo quesito: perché è stato ignorato. Penso che la risposta giusta sia quella più semplice, cioè che le forme-pensiero sono la fonte energetica principale per coloro che governano questo mondo, e perciò siano tra gli interessi fondamentali da salvaguardare. Non oso immaginare che banchetto prelibato costituiscano migliaia di persone riunione per un concerto, una partita di calcio, o una messa. O ancora peggio, milioni di persone davanti allo schermo di una televisione a guardare i resoconti tragici del terremoto in Giappone. Ma questo regno non durerà ancora per molto.

E per le grand final, le forme-pensiero spiegate alla maniera del Maestro, cioè en parabolè:

I mantra più potenti

I mantra sono letteralmente parole di potenza (magiche, in un senso sacro di magia che il povero uomo contemporaneo non riuscirebbe nemmeno a immaginare). Su chi li sa usare, su chi li recita con cuore puro e venerazione, ad alta voce, scende l’aiuto del Dio Altissimo, perché più tu glorifichi Lui più lui glorifica te.

Il più potente della tradizione occidentale è lo Shema Israel, seguito dal Kadoish kadoish kadoish Adonai Tsebayoth.

Il Lah Illah Illa Allah, ovvero la dichiarazione che non c’è altro dio all’infuori di Dio, è quello musulmano per eccellenza.

Per quanto riguarda le tradizioni orientali, c’è l’om mani padme hum (lode al gioiello del fiore di loto), che probabilmente è il più forte in assoluto, e contiene l’OM, il suono della creazione.

La porta stretta

Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno.
Luca 13:24

Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano.

Matteo 7:13-14

I salvati saranno molti o pochi? È un dilemma che attraversa le religioni essoteriche, tra la loro apertura alle masse e i messaggi piuttosto radicali dei relativi fondatori: “Pensate che il Figlio dell’Uomo troverà la fede sulla terra al suo ritorno?”. Ma il problema non è se i salvati saranno pochi, centoquarantaquattromila, o molti; è stupido e bestiale pensare in questi termini. Ciò che è importante è che passare per la “porta stretta” significa trovare la Via. La Via non può essere che personale, come personalissimo e singolare è il cammino di Frodo che lo porterà tra le fauci del Monte Fato (e non è un caso che così si chiami il vulcano della terra di Sauron, ipostasi degli arconti, signori del karma).

La porta larga che conduce alla perdizione è invece la strada, o meglio il nastro trasportatore preconfezionato dalla società, governato dall’anello forgiato nel Monte Fato. È il “keep calm and carry on”, la falsa promessa di salvezza guadagnata con il rispetto degli ordini del capo di turno. Sono le illusioni del successo e della realizzazione mondana, magari anche la soddisfazione personale nella mediocrità di essere persone oneste e perbene, i leccalecca che vengono dati ai passeggieri di questa nave negriera chiamata mondo.

La porta stretta è quella tra Jachin e Boaz, le due colonne del tempio di Salomone, cioè i due cherubini posti a difesa dell’Albero della Vita, cioè le due colonne esterne dell’albero sephirotico, allorché per raggiungere Keter i sentieri si restringono.

La porta stretta è l’agnya chakra, che è situato a livello dell’ipotalamo, all’incrocio dei nervi ottici e dei canali sottili destro e sinistro che, gonfiati dall’attaccamento alle pulsioni, ostruiscono la via alla risalita di kundalini.

Adesso c’è da tenersi forte. Le sette chiese di Apocalisse sono i sette punti sulla spina dorsale, i sette chakra. L’agnya è il sesto, e la sesta chiesa è quella di Filadelfia. La promessa che il Risorto fa alla chiesa di Filadelfia è la seguente:

Chi vince io lo porrò come colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà mai più; scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, e della nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio, e il mio nuovo nome.

Apocalisse 3:12

Come colonna nel tempio del mio Dio. “Chi vince” è la terza colonna, quella centrale, dell’albero sephirotico che passa la porta stretta tra J&B. E “scriverò su di lui”, dove se non sulla fronte?

Non potrei mai descrivere a parole l’importanza così grande di trovare, e cominciare, il proprio Cammino. Senza di esso nulla si salverà di questa vita, perché tutto ciò che non è Cammino precipita nell’abisso.

Insegnaci la quiete

Posso non comprare un libro così? Posso davvero non comprarlo? Perché?

Blessed sister, holy mother, spirit of the fountain, spirit of the garden,
Suffer us not to mock ourselves with falsehood
Teach us to care and not to care
Teach us to sit still
Even among these rocks,
Our peace in His will
And even among these rocks
Sister, mother
And spirit of the river, spirit of the sea,
Suffer me not to be separated

And let my cry come unto Thee.

Magari entrerò in una libreria fra 44 giorni.

Auguri su Facebook

In questo periodo di sbornia da festività, da alcol consumato nelle festività, da furiosa circolazioni di auguri per il Sol Invictus e per quell’altra celebrazione idiota della nostra prigione temporale, per cui tutti brindano al trasferimento alla cella numero 2012, ho preso anch’io una sbornia. Quando ho letto le seguenti parole sul blog di Nicholas Carr:

I programmatori del web commerciale hanno sempre visto come proprio obiettivo l’annullamento di distanza e ritardo nelle transazioni; e quest’obiettivo ha, non sorprendentemente, plasmato i social network. Ma, se spinta troppo in là, la minimizzazione del costo di transazione nelle relazioni personali finisce con l’avere l’effetto di ridurre queste relazioni a mere transazioni. L’intimità senza distanza non è intimità, e la condivisione  senza ritardo non è condivisione. Le qualità dell’affettuosità diventano, alla fine, forme di commercio. “La linea retta,” continua Adorno, come se stesse spiegando, sessant’anni prima, lo schema sociale di Facebook, “è ora considerata come la distanza più breve tra due persone, come se fossero due punti.”

Gli auguri tramite Facebook o sms sono l’esempio più lampante, specie se negli splendidi “messaggi di massa”. I progressisti della condivisione su internet pensavano che quando la forma sarebbe stata eliminata da tutte le transazioni (quando non ci si sarebbe più alzati il cappello incontrando qualcuno, quando non si avrebbe più mandato email firmandosi) allora l’uomo avrebbe potuto godere di una stato perenne di intimità senza passare dai giochi, allora egli avrebbe avuto delle relazioni sempre soddisfacenti. Per quanto l’esplosione dei social network abbia evidenziato la voglia dell’essere umano di gingillarsi con questa possibilità, la strada del declino è già segnata perché le relazioni che ne sono derivate, alla fine, non soddisfano. Il fallimento di Google+ deve far pensare a questo riguardo: è il segno che il gran premio della montagna è ormai stato scavalcato.

Eric Berne era sicuramente convinto che i giochi andassero combattutti quando essi ostacolano l’intimità, ma dalla consapevolezza del singolo individuo, non per decreto di una qualche istutizione. Il filtro dei giochi è ancora necessario alla vita dell’umanità in blocco. “L’estraniazione si manifesta esattamente nell’eliminazione della distanza tra le persone”, conclude Thomas Adorno.

 

La camera nuziale

Traggo ancora da Dialoghi con l’angelo, uno dei libri più potenti che abbia mai letto:

La prima nascita è pagana, materia.
La seconda è purificazione, pianta.
La terza è dedizione, armonia.
La quarta è camera decorata, la camera nuziale.

Questo dal colloquio del 23 ottobre 1944. Ora, nel dicembre del 1945 vengono ritrovati, a Nag Hammadi in Egitto, i rotoli che faranno scoprire al mondo chi erano i cristiani gnostici:

Se qualcuno diventa figlio della camera nuziale, riceverà la Luce. Se qualcuno non la riceve finché è in questo luogo, non potrà riceverla nell’altro Luogo.

Vangelo di Filippo, 127

La camera nuziale era il più alto sacramento per gli gnostici. Tutto questo a ulteriore conferma che i primi cristiani sono stati i più grandi mistici che abbiano mai calpestato la terra, e che il loro insegnamento è arrivato direttamente dall’Alto.

Listone dischi 2011

Come ogni degno listone di fine anno, roundup dei 17 dischi del 2011 ascoltati dal titolare nel 2011:

Ryan Adams – Ashes & Fire: il classico disco di Ryan Adams, sanza infamia e sanza lodo, abbastanza omogeneo dall’inizio alla fine da far risultare la divisione in canzoni persino artificiale. Ritmo mai veloce, melodie sfumate leggermente elettroniche che ricordano il Dylan dei primi anni ’70, è una musica dall’umore sempre cangiante, ideale sottofondo a una pigra domenica pomeriggio passata in un qualche angolo di melanconia. Come se Ryan stesse a mirare l’apocalisse (ashes and fire) dalla sua finestra, ma con grande rilassatezza. Da ascoltare il title track. Voto: 6.

Brunori Sas – Poveri Cristi Vol. 2: Si vede che il Brunori ha il talento genuino di una certa stirpe di cantautori italiani. Però i testi sono di una lamentosità petulante unica. Capisco che c’è crisi e che qualcuno in musica pensi di dover riflettere la cosa, ma l’impressione ascoltare l’album è di stare a sentire i pensionati in autobus che si lamentano del governo e parlano degli esiti delle analisi del sangue. La musica dovrebbe elevare, non mandarti più giù nel fango. Voto: 4,5.

Antonello Venditti – Unica: Il grande Antonio (è questo il suo vero nome), quattro anni dopo il bellissimo Dalla pelle al cuore abbandona il gorgheggiato e i virtuosismi vocali per una cantata un po’ più pulita – e un disco mediocre, a tratti persino inascoltabile. Un capolavoro però il title track. Voto: 5.

Bill Callahan – Apocalypse: Un classico da america profonda ritorna alla luce. Chitarra acustica addirittura a corde di nylon per il brano di apertura (Drover), microfono, e poco altro. Canzoni tenute in piedi dalla voce profonda di Bill, che, solitamente focalizzato sull’interiorità, si ritrova a cantare dei miti che costituiscono l’America. Registrato dove se non altro che in Texas? Dove, a dire il vero, andrebbe anche ascoltato. Voto: 6.

Bright Eyes – The People’s Key: I grandi Bright Eyes sono tornati, con una coinvolgente atmosfera da rock classico. La spiritualità percorre tutto il disco, dove l’inizio e la fine sono caratterizzati da un soffice parlato di ispirazione Zacharia Stichin ben accompagnato melodicamente. E’ forse questo il loro disco più leggero, ma non per questo meno degno. Voto: 7.

Coldplay – Mylo Xyloto: Ero già preparato a mesi di dipendenza da Coldplay, quando ho scoperto che non sarebbe stato così. Mylo Xyloto, un nome che porta con sé qualcosa di giapponese (ironicamente una delle canzoni si chiama Princess of China), ad esempio il profumo di un certo fiore, non è il classico album che esce in questo periodo dell’anno e ti tiene attaccato alle cuffiette tutto l’autunno. E’ pur vero che questi sono però i migliori Coldplay: abbandonano quell’atmosfera melanconica che li aveva caratterizzati fin’ora per andare verso un posto che sembra più casa loro. Mylo Xyloto è, tutto sommato, un disco di felicità ingenua, da teenager innamorato. Voto: 6,5.

Davide Van De Sfross – Best of 1999-2011: Un best of non è un’uscita vera e propria, però val bene infrangere la regola per Davide Bernasconi in arte Van De Sfroos. Chiamarlo il Bob Dylan della Brianza non è esagerare. Ogni canzone è un racconto, ogni racconto è il gioco tra fantasia e realtà di un bambino adulto. Immaginarsi i personaggi del romanzo di Emilio Salgari che, pensionati, trascorrono l’estate a Rimini (in Yanez) è geniale. La sua voce è ammaliante esattamente come quella di Sua Bobbità, il dialetto di Como ha una musicalità incredibilmente superiore all’italiano. Voto: 8,5.

Fleet Foxes – Helplessness Blues: giù il cappello per questi Seattle boys che creano qualcosa di troppo unico, troppo esoterico, troppo strano per trovarci una qualsiasi definizione univoca. Ho letto folk-pop barocco, e credo che sia una buona parola, ma che ancora non dice tutto. Usano una strumentazione oscura non penso solo al mio orecchio ignorante, e vogliono correre il rischio di suonare troppo intelligenti per essere simpatici, di passare per dei primi della classe che si compiacciono di esserlo. La musica è rigogliosa, viva come un quadro di un paesaggio di campagna dove splende il sole. Ci sono riferimenti biblici e a Yeats. Lo scettro degli ultra cool dell’anno va sicuramente a loro. Voto: 6,5.

Joseph Arthur – The Graduation Ceremony: Joseph certamente soffre per una delusione d’amore, tuttavia questo non è un disco così triste come potrebbe sembrare. È tutto reso più elegante, calmo, meno doloroso dai suoi amici, che sono le frequenti apparizioni di strumenti a corda, pianoforti, sintetizzatori e voci femminili. Il risultato è un disco di formidabile confezione, impregnato di autentica atmosfera di Midwest, dove “Non c’è niente da fare se non sognare”. Voto: 7.

Kurt Vile – Smoke Ring for My Halo: Il peso è grande su di te se ti chiami Kurt e porti i capelli lunghi. Soprattutto poi se ti ascolto io. Kurt Vile non ne esce vincitore, ma neanche con le ossa rotte. La sua chitarra fa un eccellente lavoro, si fonde così amabilmente con la voce che sembrano entrambe provenire dalle viscere di Kurt. In un’epoca dove l’angoscia è trasmessa con gli effetti speciali di uno spettacolo di raggi laser, è bello sentire il suo buon vecchio pessimismo da “andiamo a berci una birra da Boe”. Voto: 6.

Lady Gaga – Born This Way: Atteso, attesissimo soprattutto dal sottoscritto è un disco che non delude e se lo fa non è per colpa sua. I singoli che cominciano a girare mesi prima dell’uscita rovinano abbastanza l’uscita, compreso il fatto che il più gettonato, Born This Way, è inspiegabilmente una delle canzoni più brutte dell’album (presente anche nel bonus disc in un remix criminale). E’ comunque la solita grande, grandissima Lady Gaga che, come nell’uscita precedente, alterna capolavori venuti da un altro mondo a canzoni così brutte che avrebbe dovuto fare a meno di includere e gettare nel mucchio dei progetti andati male. Un album non deve avere per forza venti canzoni. Voto: 7,5.

Vitamin String Quartet Performs Lady Gaga’s Born This Way: Non si può citare Lady Gaga senza parlare delle cover versione quartetto d’archi di questro straordinario gruppo della West Coast. Delude un po’ che le canzoni siano solamente sette e ne manchino diverse che sarebbero risultate magnificamente (come Americano, Highway Unicorn). Però sono sempre dei fottuti idoli. Voto: 7,5.

My Morning Jacket – Circuital: Accolto incredibilmente dalla critica, un po’ più freddamente da me. Non si può certo dire che ai My Morning Jacket (un nome meno orribile no?) manchi la creatività: ogni traccia ha sonorità diverse dalla precedente, non ce ne sono due di uguali. In Holdin’ On the Black Metal combinano un’atmosfera funky con un coro di bambini, tanto per dirne una. Voto: 6.

R.E.M. – Collapse Into Now: Il 2011 di questa band che, nata negli anni ’80, assurta all’Olimpo nei ’90, data per finita nei 2000 e ora risorta slanciandosi nei ’10, è un ritorno alla sonorità di Automatic for the People e Out of Time (1991). Come se i R.E.M. avessero voluto attingere al proprio stesso passato per trovare nuove ispirazioni. È un album acustico, pastorale, bucolico. E la voce di Michael Stipe è sempre la stessa, da togliere il fiato. Voto: 6,5.

Roddy Woomble – The Impossible Song & Other Songs: Quando l’ho ascoltato quasi mi è venuto da piangere. Io che avevo sempre sostenuto che Roddy Woomble fosse il più grande cantautore/frontman che la terra di Scozia avesse mai visto e udito. Eppure nello scivolamento in tonalità ancora più medievali (complice il trasloco nell’isola di Mull?) accompagnato dalla sua chitarra elettrica di fiducia sempre incredibilmente grunge, dopo il capolavoro My Secret Is My Silence Roddy non riesce proprio a ripetersi. È un disco che non si ascolta molto volentieri. Che l’era dei grandi Idlewild sia finita? Spero di no. Voto: 5.

The Decemberists – The King Is Dead: Sentivo veramente la mancanza di una buona espressione del rock cosiddetto indie (più o meno dall’ultimo dei Baustelle). Che non ho mai capito veramente cosa voglia dire, ma inevitabilmente quando ascolti qualcosa di indie lo cogli subito. Hanno un retrogusto più che sospetto di R.E.M. (sempre lì: Automatic for the People), ma anche qualcosa degli ultimi Led Zeppelin. Voto: 6,5.

Non Nobis Domine – Ritorno in Istria: Qualcosa di bello mi lega a questo gruppo che dire di provincia è un eufemismo. Ritorno in Istria è una raccolta delle migliori canzoni del gruppo, più un paio di inediti. Le canzoni sono di una genuinità rara e parlano di tempi andati, di un’Italia che non c’è più e che fa commozione ricordare. Le melodie sono coinvolgenti e il cantante potresti benissimo essere tu. Voto: 7.

Eravate paralizzati

Dal Corriere:

«Non occorrevano professori, ci avete chiamato voi». Il premier Mario Monti, interviene alla Camera davanti alle commissioni Bilancio e Finanze. «È verissimo che per fare questa manovra non occorrevano professori. Ma perché questo lavoro non l’avete fatto voi? Ci avete chiamato voi, perché la verità è che eravate paralizzati» afferma Monti nella replica alle Commissioni nella tarda serata di martedì con un pizzico dei ironia e di polemica. E sottolinea come l’Italia abbia deciso di perdere «deliberatamente» quote di sovranità. Poi aggiunge: «Non ho mai voluto un governo dei tecnici. Sono altri che l’hanno voluto. Io non sono nè corresponsabile, nè grande fautore. Io non mi sono candidato per trovarmi nella posizione in cui mi trovo». «Spero torni presto il tempo in cui non avrete più bisogno di professori e tecnici, in cui voi eletti sappiate guardare abbastanza lontano per fare le cose che servono». Dopo la frustata conclude: «A noi è toccato di parlare il linguaggio della verità e vi assicuro che questo è quello che faremo fino all’ultimo giorno».

Non parlo spesso di politica. Anzi, quasi mai. Penso che sia un’attività non solo inutile, ma persino dannosa per lo spirito. Non vedo perché dovrei volgere i miei pensieri a quella genia bastarda di ipocriti. Eppure oggi c’è qualcosa di rimarchevole. La lucidità con cui Monti ha delineato il problema è impressionante, la sua sincerità, vista l’estrazione, è meravigliosa. Il problema sono loro, i politici. Di oggi, di ieri, e di domani. E il problema non avrà soluzione, finché ci saranno i partiti, finché ci saranno i politici di professione, finché ci sarà la “democrazia”.

Eppure, in realtà, qual’è il problema? Che influenza hanno Monti, Berlusconi o chi per loro sulla mia vita? Nessuna. Ci mettono in testa che la abbiano, ma non è così. La manovra costerà sui 500 euro a famiglia. La mia vita cambia davvero? Quest’autunno mi sono comprato un giaccone nuovo. Farne a meno avrebbe cambiato la mia vita? No.

I politici vanno e vengono, le borse crollano e rimbalzano. Le monete si svalutano e si rivalutano, le tasse aumentano o sgravano. Tutto questo cambia davvero la tua vita? Domani sarà per te un giorno diverso se i risultati sulla produzione industriale sono positivi o negativi? Fatti queste domande. E lascia i problemi non tuoi agli impacchettatori professionisti di problemi, lascia la politica a chi è senz’anima per non perdere la tua.

Infidi tecnici

Non vi venga mai l’idea malsana di omettere il catalizzatore se vi trovaste nelle condizioni di usare una vernice bicomponente (cioè che lo richiede). Anche se il venditore trascura di dirvi che dovete usarlo. Il sottoscritto arriva da otto ore in due giorni di scartavetrare. A causa di ciò.

Tutto questo si incastra in un altro dei temi ricorrenti di questo blog: diffidare dai tecnici, sempre. Corollario: se c’è qualcosa che puoi fare (o imparare a fare) tu, non pagare un qualche tecnico per farlo al posto tuo. O rimpiangerai amaramente di averlo fatto.

Tra le categorie peggiori da portare a esempio ci sono ovviamente i meccanici. I parlamentari (altri “tecnici”) non sanno cos’è lo spread o chi è Monti, ma i meccanici non sanno nemmeno cambiare l’olio (2007), figuriamoci distinguere un filtro dell’aria di cotone da uno di carta (2008). Non parliamo poi di diagnosticarti male un problema, comprare pezzi quindi non necessari, trovare il vero problema, farti una riparazione che dopo due settimane cederà, romperti nell’atto un passaruota (nascondendo tutto, ovviamente), presentandoti un conto di 200 euro (molto tristemente, 2011). La riparazione l’ho rifatta io ed è venuta benissimo.

Ma non posso dire altro che di essermelo meritato. Bisogna prendere tutto quello che un meccanico, venditore di colori, idraulico, consulente finanziario (ancora peggio!) dice per falso. Pena una temibile nemesi karmica per non aver usato la tua testa.