Avevo un vecchio professore di Filosofia. Non esattamente uno stravagante, direi piuttosto un accademico a cui piaceva ancora l’esercizio (nonchè far esercitare) la memoria. Un giorno un giovane alunno gli chiese conto del perchè del pessimismo di Schopenhauer. Rispose: "All’inizio si è giovani, incorrotti, e si pensa di cambiare al mondo. Poi si diventa vecchi e ci si rende conto che il mondo è brutto e non c’è nulla da fare". Disse queste parole come se fosse lui, in quel momento, il vecchio Arthur redivivo.

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