7 LUGLIO 2005. LONDRA. UNREAL CITY.

 

La stampa italiana si lancia già in bilanci di decine di morti, dovrebbero essere circa 45; anche se i feriti gravi sono circa 150, secondo Brian Paddick, commissario della Metropolitan Police. Scotland Yard ha parlato di sette esposioni, in quattro siti: tra le stazioni di Russel Square e Kings Cross, nell’area tra  Algate e Liverpool St, a Edgware Road e il bus divelto in due a Tavistock Square. Probabilmente l’esplosione sul bus è stata un errore, il kamikaze avrebbe voluto farsi saltare in aria a Euston Station, ma è stato allontanato dalla polizia che aveva bloccato la zone per le espolsioni precedenti, è così ha preso il bus di linea 30.

Potete seguire come vive la situazione irreale Simona Siri.

E’ difficile in questo momento esprimere una qualche considerazione su quello che è avvenuto; attacare la tube è attaccare il cuore della città, paralizzarla completamente. Forse migliaia di persone stasera non potranno tornare a casa a dormire. Ma non saprei dire se questo attacco è stato volto a uccidere o a paralizzare. Di sicuro non è un caso che sia in concomitanza con l’apertura del vertice del G8, dopo che gli abbiamo insegnato che il terrorismo può anche avere effetti politici. Anche se non vedo che effetti possa avere sul G8.

La lotta al terrorismo va avanti. Coro unanime (e prevedibile) che si leva da Gleneagles. Mentre il greggio supera i 62 dollari al barile.

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