I poveri cavalieri di Cristo

Una nuova Cavalleria è apparsa sulla terre dell’incarnazione. Essa è nuova, vi dico, e non ancora provata nel mondo dove essa conduce una duplice battaglia contro gli avversari di carne e sangue e contro lo spirito del male nei cieli. E non ritengo straordinario che i cavalieri resistano, grazie alla forza dei loro corpi, ai nemici materiali poiché non giudico questo un fatto raro. Ma che essi conducano la guerra con la forza della spirito contro vizi e contro demoni, non solo lo ritengo meraviglioso ma anche degno di ogni lode accordata ai religiosi.

Il cavaliere che è veramente senza paura e senza macchia protegge la sua anima con l’armatura della fede così come copre il suo corpo con una cotta di maglia ferrata. Doppiamente armato, egli non ha paura né degli uomini né dei demoni. Sicuramente colui che desidera la morte non la teme. E come può temere di morire o di vivere colui per il quale la vita è Cristo e la morte la ricompensa?

Vivono frugalmente in una gradevole società, senza figli, senza donne, senza possedere nulla di proprio. All’approssimarsi della battaglia si armano di fede dentro, e di ferro fuori, senza ornamenti sugli abiti né gualdrappe sui cavalli. Le armi sono il loro unico fregio e di esse si avvalgono con gran cuore nei maggiori pericoli senza temere né il numero né la forza dei nemici. È solo nel Dio degli eserciti che essi confidano, e per Lui, combattendo, essi cercano una vittoria certa o una morte santa e onorata. Avanti ordunque cavalieri. Colpite con animo intrepido i nemici di Cristo, sicuri che nulla può separarvi dalla carità di Dio.

Nella loro compagnia non si trovano ignavi nè fannulloni. Quando non sono in servizio, il che avviene solo eccezionalmente, o mentre mangiano il loro pane rendendo grazie al cielo, si occupano di riparare i loro abiti e i finimenti lacerati. Oppure essi fanno quanto ordina il loro capitano o quello che è necessario per la loro casa. Nessuno è inferiore tra loro, onorano il migliore e non il più nobile. Le parole insolenti, gli atti inutili, le risate smodate, i pianti e i mormorii, se sono notati non restano impuniti. Essi detestano gli scacchi e il gioco dei dadi, hanno in orrore la caccia e nella ridicola persecuzione degli uccelli non trovano l’usato piacere. Evitano e aborriscono i mimi, i giocolieri e i maghi, le farse e le canzoni indecenti.

Si tagliano i capelli corti avendo appreso dall’apostolo che è un’ignominia per un uomo curare la sua capigliatura. Non li si vede mai pettinati, raramente lavati, la barba irsuta pregna di polvere, sporchi per il caldo nelle loro armature.”

Da Detti di San Bernardo: La Milizia del Tempio di Gabriele Petromilli, Ed. Il Cavallo alato

Trovo struggente l’eleganza  della descrizione dell’ordine di San Bernardo.   È di grande ispirazione nella nostra epoca in cui il secondo principio della termodinamica  si avvera a livello delle coscienze, tenendo gli uomini, me incluso, quanto mai lontani dal loro Centro spirituale.  La loro povertà, intesa come scelta volontaria nello stile  di vita, sarebbe inconcepibile all’uomo moderno, ma allo stesso tempo terribilmente attraente. Io devo fuggire dalle troppe parole sullo schermo del computer, dalle troppe riviste impilate sul comodino, dai troppi inutili passatempi , dalle troppe applicazioni nella home dell’iPad. La mia vita riempita di nulla svanisce di fronte al sostanziale vuoto di quella dei cavalieri.  Una massima zen dice: “Occorre che lo spirito ci renda poveri e umili, mentre il sapere fa ricchi e arroganti”.  La loro  “via secca” è un monito per quelli che pensano di praticare la via umida e invece non vanno da nessuna parte. Non si può cercare Dio riempiendosi solo di scritti su di Lui, e la testa di idee che non saprai mai quanto giuste o quanto sbagliate sono. Bisogna fare. Infatti a loro, Jacques de Molay e compagni, fu concesso  il più nobile compimento dell’Opera, mentre bruciavano sulla pira preparata da Filippo il Bello.

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