Fiducia e giudizio
Non sono uno che si sorprende dei comportamenti della gente, non sono uno che si indigna perchè il mondo è cattivo. Non lo sono perchè ho letto il Vangelo, ma probabilmente ero così dalla nascita. Perciò mi sorprendo di coloro i quali si indignano… o, a rigor di logica, non dovrei. Tra i postulati sul mondo e sul genere umano più ignorati, o letti e non compresi, oltre a quelli riporati dagli evangelisti duemila anni fa, ci sono quelli di Eraclito, miracolosamente pervenuti a noi tra tutti i travagli della storia, e ancora più miracolosamente giunti tra le mie mani in un’edizione che apparteneva a mia madre.
Basta aprire Facebook per capire che ci sono cose su cui tutti concordano: i giudizi sul resto dell’umanità. Quante persone false ci sono al mondo, quanti omologati alla massa, quante troie e quanti bastardi. Tutti dicono la stessa cosa e si danno ragione a vicenda, non preoccupandosi dell’impossibile percentuale di consensi ("Di quanti udii parole, mai nessuno si accorse che la sapienza in disparte da tutto si tiene", fr. 108) e ragionando ciascuno per sé (come se si fosse soli al mondo), non riconoscono la contraddizione collettiva, questi "altri" inesistenti di cui si parla ("pur essendo il logos comune, i più vivono con proprio criterio", fr. 2).
Ecco il punto. Amicizie e relazioni sono e saranno sempre transeunti, temporanee, forgiate con passione ma spezzate con molta più sofferenza per coloro che vivono non avendo capito questi assiomi. Non per me. Per me un amico è per sempre; una moglie lo stesso. Quanto dolore provano quelli che dicono “avevo fiducia di lei/lui, ma mi ha tradito, succede sempre così, non mi fiderò più di nessuno”. Hanno giudicato una persona e hanno sbagliato. Dare un giudizio è una cosa seria, sbagliarlo è tragico. La gente giudica in base a cose futili, dà e toglie fiducia in base alle apparenze (o meglio, ai fenomeni); quando sarebbe più prudente non giudicare affatto. “Non giudicare dalle apparenze” è un adagio che suona antiquato rispetto al più brillante wildiano “Solo gli ipocriti non giudicano dalle apparenze”. Non sono tra loro in contraddizione. Tutti siamo portati a giudicare dalle apparenze, ma non tutti abbiamo gli strumenti per farlo. Allora, nel dubbio iperbolico, è meglio vivere sapendo che lo spirito è forte, ma la carne è debole, che noi vediamo la pagliuzza nell’occhio del fratello ma non la trave davanti ai nostr
i.

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