Tre corsivi
«Un caso da manuale di autismo digitale — commenta Andreoli —. Si finisce per sostituire col cellulare le persone reali. La tentazione è forte: sul video si cancella con un dito quello che non piace, si fa tacere subito la voce che non si vuole sentire. Pensiamo invece a quanto è difficile far tacer la mamma o il fidanzato assillante dal "vero"».

I genitori sono sempre una magnifica scusa. “Rossi cosa fai con quel telefono? Spegnilo immediatamente e portamelo”. “Ma prof c’è mia madre che non sta bene devo restare acceso”, e comunque è vero, i genitori chiamano i figli in classe per avvertirli che questo weekend si va a sciare, o che faranno tardi al lavoro, o per sapere com’è andata l’interrogazione. “Prof se vuole le passo mia madre, lei è d’accordo che lo uso a scuola”. “Prof se lo spengo mio padre arriva a scuola”. E una preside di una scuola media in provincia di Bologna è stata denunciata da un genitore perché aveva sequestrato il telefonino al figlio che lo usava durante le ore di lezione.

Eravamo evasi da una scuola sgangherata, dove era difficile attirare e tenere l’attenzione degli studenti. Con i telefonini le cose sembrano peggiorate molto. “Ma di rimedi si discute?”. “Di rimedi a cosa? Alla scuola com’è o all’impero della telefonia scolastica? Nella scuola ha girato ed è tornato a girare una circolare che vieta l’uso dei telefonini in classe. Ma alla fin fine gli unici deboli, inefficaci strumenti sono le valutazioni”. Nessuno si è mai azzardato a sequestrare un cellulare, sempre per non scatenare le reazioni imprevedibili, o fin troppo prevedibili dei genitori. Tanto più che in concomitanza della diffusione dei cellulari si è verificato un fenomeno curioso. Gli studenti non approfittano più come un tempo di ogni occasione per restare fuori. La scuola per loro non è più un luogo separato dalla vita. Non è più neppure un luogo noioso. Per evadere, per riallacciare i rapporti con il loro mondo, gli basta premere qualche tasto.

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