Barcelona – Real Madrid 5-0: per Mourinho il più classico degli incubi, ma ad occhi aperti

Puntuale come il regionale per Berna, è tornato il Barcelona a funestare le notti d’autunno di Josè Mourniho. Dall’eliminazione in Champions ai tempi del Chelsea, alla figuraccia rimediata dall’Inter giusto un anno fa. E ieri il peggior capitombolo della storia del Real Madrid.
Pep Guardiola non si cura di eventuali squilibri difensivi schierando Dani Alves sulla destra; Iniesta arretra a centrocampo con Xavi e Busquets, Pedro è il terzo attaccante con Leo Messi nel ruolo di falso nove.
Mourinho sorprende tutti non facendo il mourinhano: non tocca il suo 4-2-3-1 lasciando Özil in campo al posto di Lassana Diarra. Probabilmente avrebbe voluto evitare le critiche della stampa spagnola che non mancano di definirlo “difensivista”, ma alla resa dei conti è stata la scelta peggiore che potesse fare.

Il vantaggio numerico del Barcelona a centrocampo (3vs2) si fa sentire sin dall’inizio, ancor di più nelle occasioni in cui Messi scende a prendere palla (e lo fa frequentemente). Se a questo aggiungiamo un non eccelso contributo di Ronaldo e Özil alla fase difensiva, risulta logico il dato del possesso palla dopo 20’: 70-30 per il Barcelona.
Infatti il punteggio è già sul 2-0: nel primo gol Iniesta, dopo essersi attirato l’attenzione di Alonso, Khedira, Ramos e Pepe, mette un filtrante per Xavi, mal tenuto in gioco da Marcelo. Nel secondo è Villa, dalla linea di fondo, a incantare tutti I 4 di difesa del Madrid. E’ dato a Di Maria il compito di seguire Pedro, che ovviamente sulla palla in mezzo lo anticipa. Incredibile come I due centrali, Pepe e Carvalho, ipnotizzati dal pallone non si siano curati di eventuali tagli alle loro spalle, e ancor di più di dove diavolo fosse Villa.

Il Barcelona a questo punto metta la folle e il Real Madrid sente di dovere fare qualcosa in più. Ma i terzini bianchi, Sergio Ramos e Marcelo, hanno ormai troppo paura: non si fidano a mettere la punta del piede oltre metacampo. Così facendo è molto dura, visto che I raddoppi sulle fasce verso Ronaldo e Di Maria risultano facilissimi. Una punizone da 30 metri di Ronaldo è infatti l’occasione migliore per il Real Madrid.
Il secondo tempo si apre con un enigma: uno spento Özil fa posto a Lass. Sembrerebbe una mossa per “non prenderne dieci”, ma dai primi minuti si capisce che non è così: Morinho vuole un rubapalloni in più in mezzo al campo per spezzare il possesso palla avversario. La manovra non riesce molto, e anzi l’unico effetto che procura è un uomo in meno in attacco per il Madrid, senza che Marcelo e Ramos si sentano di poter spingere quanto dovrebbero.
A questo punto si aggiunge la follia delle follie. E’ chiaro che entrambe le squadre tendono a tenere una difesa alta, e sono vulnerabili sulle palle a scavalcare l’ultima linea. Si vedano i due recenti gol di Pippo Inzaghi contro il Real Madrid. Pep Guardiola sembra aver catechizzato bene i suoi, che infatti tengono bene i quattro relativamente bassi. La linea difensiva del Real Madrid invece, progressivamente si alza.

Messi scende ancora più a centrocampo, non seguito dai centrali avversari, mantenendo quindi la superiorità numerica del Barcelona (4vs3). A questo si aggiunge l’opzione in più rappresentata da Dani Alves, sempre alto in fase di possesso con la difesa della squadra di casa schierata a tre. Villa e Pedro si allargano all’inverosimile sfidando direttamente I terzini. Da palloni a scavalcare la difesa sulla corsa di Villa, Pedro, e successivamente Bojan, nascono gli altri terzo gol blaugrana.

In conclusione, Mourinho ha dimostrato di sapere come fermare il Barcelona, ma sembra di non averlo voluto fare, optando per un altro tipo di partita e sbagliando totalmente la gestione in corso gara. Guardiola ha dato l’ennesima dimostrazione della qualità del gioco espresso dal suo collettivo.

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