Turiste straniere – parte due

Nonostante sia fine Aprile il caldo è arrivato. Le maniche della mia camicia sono già arrotolate. E’ uscito un album dei Baustelle che terrà caldo il mio iPod per tutta l’estate, immagino. Io sto male. La sinusite mi ha colpito e mi sto ancora riprendendo.
Ma un bel pomeriggio arriva un messeggio su Facebook, e con grande stupore non si tratta di seccatori: quelle due ragazze americane che in quella fredda sera di Febbraio avevamo incontrato sono di nuovo a Venezia, e ci chiedono di incontrarle. Mi strofino un po’ gli occhi. Poi prendo in mano il telefono: il primo da avvisare è il Mose. Il quale chiaramente non dà segni di vita dall’altra parte del filo ideale. Poco male, perché allora si passa alla via più rapida ed economica: aprire World of Warcraft. E’ il bello di avere una sottoscrizione ancora attiva, pur avendo smesso.
Ad ogni modo, nel giro di un’ora ci mettiamo d’accordo sul da farsi: proporremo di mangiare insieme una pizza la sera dopo. Solo Maci tira pacco, affermando di dover lavorare. Ma so per certo che in realtà teme la reazione della sua dolce metà.
Molte questioni ora si accodano all’ingresso della mia mente. E il mal di testa non rende nulla di facile soluzione. Che atteggiamento usare? Il manuale Mystery in pdf è sempre sul mio desktop, aspettando di essere studiato, ma la pigrizia ha contagiato anche questo campo. E’ lì da due mesi, e ne avrò letto metà. Una volta, quando ero un tipo serio, l’avrei finito in una settimana. Quando ero un tipo serio avevo anche lo spray ai feromoni. Mi sarei scritto la scaletta delle battute, preparato gli argomenti della conversazione. Ma non ho voglia, e la sinusite mi assolve.

L’appuntamento è alla otto al ponte di Rialto. Hanno un po’ di difficoltà ad arrivare, da brave signore alle prese con le mappe. Alyx è più carina, e abbronzata, di come me la ricordassi. La bruttona di Walla Walla è invece tale e quale era nella mia memoria. Il nome di Alyx (Alice-Lynx) mi è di gran fascino; sarà in effetti da annotare per il futuro. Mischia la figura della ragazzina predestinata ad essere l’agente della vendetta contro il male e la lince, schiva guardiana dei segreti della natura. Ritornando alla realtà, la nostra destinazione sono le Oche di Lista di Spagna. Facciamo la strada nuova, più animata, e nel tragitto offriamo loro uno spritz. All’Aperol, perchè sono ragazze. Eppure mi era sorto qualche dubbio, dato che non conoscevo le loro abitudini riguardo al bere, ma è vero non ci si può esimere da qualcosa che è tutt’uno con la mia terra. Se non bevi lo spritz, piuttosto butto via il bambino con l’acqua sporca e andiamo tutti a casa.
Entriamo nel locale. Forse sono più avanti di noi nel bere. Forse lo sono diventate dopo sei mesi in Italia. I miei compari ordinano birra. Io penso di seguirli. Alyx si sorprende che non beviamo vino. Accidenti, preferisci il vino alla birra? Questo è un bel carico di punti a tuo favore. Allora cerco di convincerla a prendere del vino insieme, però non ci capiamo e a lei sembra che cambi bevanda per cortesia. Così birra per tutti. In Italia non si vedono ragazze (senza baffi) che bevano birra. Non che sia meglio o peggio.
A me piace quella che gli inglesi chiamo Insight (si potrebbe tradurre con introspezione). Un test di Facebook  (fonte di verità!)  sulle intelligenze di Gadner che si professava “serissimo accuratissimo”, mi ha schiaffato nella categoria degli intrapersonali. D’altronde sono anche un grande appassionato di Poirot. E come diceva quel buon belga, non c’è niente di peggio per un uomo che ha qualcosa da nascondere della conversazione. Ognuno ha l’irresistibile tentazione di mostrarsi (figuriamoci poi se non ha niente da nascondere). Se non fosse questa proprio la prerogativa della lince: non dare via sè stessi. Ma per fortuna Alyx non è nomen-omen.
Così scopro molte cose interessanti: lei viene dal New Mexico, una contrada deserta, di cui molti americani non conoscono neanche l’esistenza. Odia il Texas (perchè è repubblicano fino all’osso, scommetto io senza possibilità di errore), ma le piace la California. Insieme vanno a un’università vicino a Seattle, solo che lei studia Biologia (ed è in Italia a fare cosa? Raccogliere margherite?), mentre Molly quello strano impasto umanistico che ancora non capisco. L’università da loro dev’essere facile. Di contro non concepiscono il fatto di copiare, o imbrogliare agli esami con altri modi. Non lo concepiscono proprio. Fanno una faccia strana quando il Kine racconta come ha pessato un esame due giorni prima grazie alle dispense inserite nell iPod. Ora però capisco anche il mio indimenticato professore di matematica, Nick Garofalo l’americano.
Nel frattempo Kine carbura. E quando arriva al punto giusto c’è solo da godersi lo spettacolo. Con un giro di parole e allusioni che per brevità non riporto, chiede se da loro funzioni come su American Pie. Le ragazze, imbarazzatissime, rosse, prima negano su tutta la linea; poi spiegano che in alcuni stati del sud è così, ma da loro no. Alyx, tu però sei di uno stato del sud, nevvero? Ma tengo la domanda per me. Il pezzo forte arriva quando Molly chiede se conosciamo John Wayne. Certo. E voi – chiede il Kine – conoscete Rocco Siffredi, che è anche lui un attore famoso? Loro si stanno quasi scusando della propria ignoranza, quando riveliamo che è un attore porno. Ma vogliamo confrontare John Wayne con un attore porno? Certo; anzi no, non c’è pagarone, perchè Rocco “has a bigger gun”.
Dopo questo la nostra serata potrebbe anche concludersi, la materia estinguersi e l’universo ridursi a un buco nero, perchè più in alto di così non si può arrivare.
Invece la storia continua, usciamo dalle oche e andiamo verso piazza San Marco. Qui posso sfoggiare il poco materiale preconfezionato che ho. Mischiare la storia di Venezia a quella dei palazzi che si affacciano sulla piazza e sul bacino, ricordi che ripesco dalla gite delle elementari, da tutte le volte che ho ascoltato il Milione di Paolini, da quelle poche pagine che in vita mia ho letto sulla mia città. Le storie del ponte dei sospiri e delle prigioni, le colonne di Todaro e del Leone che erano la porta della città, è tutto buono. Glorifico un po’ anche Nostra Signora indicando la basilica del Longhena e raccontando della peste e del voto che da secoli i veneziani il 21 novembre sciolgono. Gli occhi di Alyx brillano. “Do you have a lot of traditions and festivals?”. E’ una domanda da bambina (cresciuta); perchè la risposta è sì e tu l’hai già capito, solo che vuoi sentirtelo dire, e meravigliarti come se non lo sapessi. “That’s what I like!”. E ora che si è appagato il ventre, perchè vedi di fronte a te una donna andare in brodo di giuggiole, è il turno della testa. Quello che manca all’America è la storia. Ora capisci il mio poeta preferito, T.S. Eliot: “A people without history is not redeemed from time, for history is a pattern of timeless moments”. Ciò che ho mostrato ad Alyx proprio qui ai piedi della colonna di San Todaro, in questa mita sera di Aprile, è il “pattern of timeless moments”. Grazie a questo lei ha potuto astrarsi per un attimo dal tempo, e le sue pupille che luccicano ne sono il segno tangibile.

E mentre le luci calano anche su questa sera, ché non gli Alisei ci sospingono al porto di casa ma l’ignobile trasporto pubblico, penso che in altri tempi avrei citato meglio Eliot o altri poeti per chiudere questo sospeso racconto. Accomodato sui sedili di plastica della circolare notturna, ho sempre la stessa sensazione: una tigre (ma quest’oggi una lince) mi sta divorando. Penserò ancora ad Alyx la prossima volta che dalla fondamenta guarderò l’acqua del bacino di San Marco, guaderò l’impeccabile architettura della basilica della Salute. Ma mi accorgo che, pur avendo qualcosa di diverso, tutto è sempre uguale, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. E allora la storia si conclude come era cominciata, davanti a un bicchiere di Whiskey e a un pugno di antiche sentenze ebraiche. Thoughts of a dry brain in a dry season.

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