Turiste straniere – Parte zero

E’ una pungente serata d’inverno. Abbastanza da indurti a chiuderti volentieri in qualche pub a discutere dei massimi sistemi di fronte al tumbler di whiskey. Eppure è Carnevale, e le calli affollate di Venezia daranno lo stesso calore. Brodskij non sarebbe mai stato d’accordo pur amando l’inverno; ma lui a Venezia ci doveva arrivare dalla Russia e quindi l’investimento era da valutare bene, io ho un quarto d’ora. E poi ne ho ancora di strada da fare per raggiungere il vecchio comunista.
In questa pungente serata quattro ragazzi si apprestano a tuffarsi nella folla (ma, rubando a San Paolo, nella folla ma non della folla), e per affermare l’estraneità il ricorso più semplice è sempre immergersi nell’”arcano mistero del sangue del Signore”, come scriveva qualcuno.
Quattro come siamo potremmo essere l’A-Team, se non ci mancasse il negro. Oppure i Ramones, fossimo tutti cappelloni. Ad ogni modo quattro è il numero che conserva la compatezza nella forza del gruppo. Quattro è il numero del mondo (tre della divinità più il demonio). A cinque già la dispersione comincia a prevalere.
Quella dei quattro scazonti a cui piace fendere a lunghi passi l’aria spessa, in attesa di buttarsi dal prossimo taverniere, potrebbe essere una sera delle solite. Quando i sensi si obnubilano la lingua si scoglie, e i discorsi sui massimi sistemi scivolano una volta in secondo piano. Prospettive sogni ricordi. E poi di nuovo. Rinse and repeat – dicono oltremanica. Al culmine del percorso affiorano foschi pensieri. Si torna a casa con dignità. Ci si addormenta di schianto, e ci si sveglia la mattina dopo nella delusione, perchè omne animal triste post coitum. Quindi la domenica, triste e carente d’equilibrio perchè ancora ubriaco, tocca sorbitri le preoccupazioni di tua nonna sulla gioventù malata d’oggi, e spergiurare che nè tu, nè i tuoi amici, nè gli amici dei tuoi amici appartengono alla categoria. Appena ti sei liberato della vegliarda, ti tuffi per il resto della giornata nel Qohelet, nel libro di Giobbe o in qualsiasi altra cosa offra l’Antico Testamento.

Commenta