La grande notizia di questi giorni è che George W. Bush ha vinto il premio nobel per la pace 2009. O meglio, la sua politica. Il che non sarebbe un gran vanto, visto che il premio è stato assegnato in passato a personaggio tipo Kofi Annan (primo responsabile del genocidio in Ruanda e campione del nepotismo in seno alle Nazioni Unite) o Arafat. Ad ogni modo, Barack Obama è riuscito, in soli nove mesi di mandato, a non cambiare di una virgola la (ottima) politica estera della precedente amministrazione, salvo darla a bere in modo molto più corretto e cool ai media occidentali. Ha promesso la chiusura di Guantanamo, ma finora non si ha nemmeno una data stimata; ha proclamato che non verranno più usati metodi di interrogatorio duro, salvo poi aggiungere nelle note a fondo pagina che sì, ma solo in caso di pericolo per la sicurezza nazionale. In Iraq non ha ritirato un solo soldato, mentre in Afghanistan il contingente è raddoppiato, e proprio in questi giorni è al vaglio l’invio di altre quarantamila truppe. Well done, Barack.

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