CIAO DARWIN


Una teoria (in)scientifica più dogma che altro
Il secondo principio della termodinamica dice che “in un sistema isolato, l’entropia è destinata a non decrescere con il tempo”. E se entropia non è nient’altro che disordine, questo principio allora non è nient’altro che: “camera mia non si rimette a posto da sola”. “Tutto ciò che esiste al mondo è frutto del Caso e della Necessità”, leggiamo da un frammento di Democrito. Ma come hanno potuto allora “Caso e Necessità” (che non hanno mai messo in ordine camera mia), da un’accozzaglia di molecole senza senso creare organismi infinitamente complessi e ordinati come gli esseri umani? La risposta si chiama “Evoluzione Sintetica”, la teoria (in)scientifica più dogmatizzata del ventesimo secolo. No, non avrò la presunzione di portare il dibattito sul piano culturale, Caso e Necessità mi vanno benissimo, la mia vuole essere solo una piccola analisi delle falle (o meglio delle voragini) in Darwin.
Karl Popper pone come fondamento della scienza il principio di falsificazione, ovvero, una teoria non è valida se non è possibile affermarne il contrario. L’evoluzionismo (a dirlo lo stesso Popper) manca di questa possibilità, oltre a mancare di una formulazione convenuta e di leggi articolate. Già nella forma, ha le sue instabilità.
E’ una teoria che, come ci è stato ben insegnato, ha due fondamenti: la “variazione casuale” (o “mutazione”) e la “selezione naturale” di queste variazioni. Ma lo stesso Darwin finì con l’ammettere che, sulla selezione, aveva compiuto “uno dei più grandi sbagli (oversights) nel mio lavoro”. Nel Novecento poi, si è ben appurato che la selezione naturale ha ben poco a che fare con la nascita di nuove specie. E allora, come nascono le nuove specie? Puro e mero Caso, dice Jacques Monod negli anni ’60. E l’uomo? “Il nostro numero è uscito alla roulette”, ripete l’americano a Parigi. Una roulette di dieci alla quarantamila caselle, gli ribattono, nei loro calcoli, Hoyle e Wickramasinghe.
Occorre fare una distinzione, tra adattamento (o microevoluzione) ed evoluzione vera e propria (o macroevoluzione): semplicemente l’adattamento è un perfezionamento delle caratteristiche salienti dei vari generi, l’evoluzione invece è la formazione di nuove classi. La teoria darwiniana funziona benissimo con la microevoluzione: i fringuelli delle Galapagos, l’allevamento selettivo di cani, gatti, piccioni, ecc. Questi però sono soltanto miglioramenti, le cose si fanno più complicate se cerchiamo di capire come abbiano potuto diventare mammiferi i pesci, uomini le scimmie. Darwin ipotizzava un’evoluzione lenta, a piccoli cambiamenti, e contava di trovare tra i fossili tutti gli stadi intermedi che avrebbero testimoniato il passaggio graduale tra le varie classi di viventi. Ma questi anelli intermedi, 150 anni dopo, ancora non si trovano.
Questa evoluzione lenta, ha tempi dilatati in milioni di anni, per questo – si dice – non è possibile avvalorarla con l’esperienza comune. Ma l’evoluzione ha dimostrato di avere tempi sorprendentemente brevi, come 600 milioni d’anni fa, allorché in pochissimo tempo, si formarono, da banalissimi organismi pluricellulari, tutti i phyla delle specie che ancora adesso vediamo. Per questo Stephen Jay Gould, nella seconda metà del Novecento, ha avanzato l’ipotesi di un evoluzione a salti, per grandi cambiamenti. Un’idea che Darwin, a suo tempo, rigettò esplicitamente.
Nei nostri bellissimi libri ci viene fatto l’esempio delle giraffe: quelle col collo più lungo sono state selezionate rispetto a quelle col collo corto. Ma veniamo a scoprire che le giraffe hanno, alla sommità del collo, un tessuto spugnoso per garantire l’afflusso del sangue al cervello, che altrimenti non verrebbe irrorato. Può il Caso aver creato una soluzione al problema dell’irrorazione così intelligente? E in caso affermativo, con quali tempi? Prendiamo la formazione di un organo complesso come l’occhio: possiamo convenire che è impossibile che compaia tutto d’un colpo. Allora si dev’essere per forza evoluto gradualmente: ma sappiamo che un organo o dà un reale vantaggio, o l’individuo che lo porta viene eliminato dalla selezione; allora come la mettiamo con gli stadi in cui quell’occhio non era ancora funzionante? Oppure prendiamo la coagulazione del sangue, per cui sono necessarie parecchie diverse proteine, e la mancanza di una sola di queste ne impedisce il processo. Come è possibile che per un certo tempo (svariate migliaia di anni) alcuni organismi abbiano mantenuto proteine inutili in attesa di quella o di quelle mancanti per la coagulazione?
L’altra componente fondamentale per la teoria è la mutazione (genetica) casuale. Ma, guardando anche alla nostra esperienza sensibile, quando mai le mutazioni casuali danno vita a organismi capaci di sopravvivere meglio degli individui normali? In laboratorio vengono modificati geneticamente insetti vari, ma tutti questi qualora venissero liberati in natura perirebbero subito. Inoltre i recenti studi sul DNA da parte di James Shapiro (genetista dell’università di Chicago) hanno dimostrato l’esistenza di vari livelli di “correzione delle bozze”: insomma se per caso il DNA viene copiato erroneamente durante la duplicazione, intervengono questi livelli che eliminano gli errori. Ovvero il tessuto genetico si difende attivamente dalle mutazioni casuali. Questo però non vuol dire che il DNA non cambi, in realtà lo fa, ma secondo una logica, con una straordinaria intelligenza che lascia perplessi i ricercatori.

Le prove fasulle
C’è un’estrema povertà di argomenti sperimentali pro Darwin, e la maggior parte riguardano quella tesi che Darwin stesso rigettò come errore giovanile. Esempio classico è quello della biston betularia, la falena bianca, di cui, in seguito alla fuliggine delle industrie inglesi che aveva annerito i tronchi delle betulle, è stata selezionata una mutazione di colore nero. Ma la cosa incredibile è che, decenni dopo il “clean air act”, dopo che da tempo i tronchi delle betulle sono tornati bianchi, persiste questa mutazione nera, non sono tornate a predominare le falene bianche! Cosa dovremmo pensare allora, che alla Necessità stavano antipatiche?
Secondo esempio classico è la resistenza agli antibiotici. Si dice che quando si sommistra un antibiotico, non tutti i batteri muoiono, alcuni che casualmente portano un gene resistente, sopravvivono e si riproducono, soppiantando gli altri. Ma tutti i microbiologi sanno che tale resistenza non è dovuta a una mutazione, ma a una infiltrazione di batteri provenienti da un altro ceppo geneticamente resistente a quell’antibiotico. Tanto è vero che se si interrompe la somministrazione dell’antibiotico questi batteri cedono subito, lasciando spazio a quelli precedenti; non ne sono un miglioramento.
Nel 1999, l’accademia di Scienze Naturali di Philadelphia trovò a Liaoning (nel nord della China) la Protoarcheoptryx, un dinosauro con ali e piume, accolto da tutti i biologi come la prova inconfutabile che gli uccelli si erano evoluti dai rettili. Ebbene poco tempo dopo si venne a sapere che quel fossile era un falso, un dinosauro e un uccello sovrapposti, opera dei contadini locali che si adopravano a fare collage fantasiosi per venderli sul mercato nero.
Queste poche prove a favore dell’evoluzione le si ritorcono contro. Sono invece moltissime (e dimostrabili) le lacune che questa teoria non colma. Michel Denton (biologo molecolare) scrive nel 1986 “Evoluzione: una teoria in crisi”, dove illustra le contraddizioni della teoria a livello molecolare. Dice Denton che le proteine sono la base per la costruzione di ogni organismo, e che confrontarne la composizione in individui di specie diverse è senza dubbio un criterio utilissimo nella classificazione, per stabilirne la distanza a livello filogenetico: “Mentre il lavoro proseguiva su questo fronte, divenne chiaro che ogni singola proteina aveva una sequenza leggermente diversa, nelle diverse specie, e che le specie più vicine avevano, tra di loro, delle sequenze più affini. Quando le sequenze  dell’emoglobina di diversi mammiferi, come per esempio l’uomo e il cane, furono messi a confronto, la divergenza sequenziale notata fu del 20% circa, mentre esaminando l’emoglobina di due specie dissimili come quelle dell’uomo e della capra, fu riscontrata una divergenza sequenziale che sia aggira sul 50%”.
La teoria dell’evoluzione ci dice che da organismi semplici, i batteri, si sono evoluti organismi poco più complessi, poi organismi abbastanza complessi, e via via. Quindi l’uomo è, evidentemente, più complesso di un pesce. Allora – ha pensato Denton – si riscontrerà un’evoluzione anche nelle proteine, da proteine semplici a proteine più complesse, passando per stadi intermedi. Sorprendentemente notò che la distanza tra una specifica proteina di un batterio e la rispettiva di un cavallo, di un salmone, del frumento o di qualsiasi altro organismo è la stessa medesima. In altre parole, tutte le classi appaiono separate ed equidistanti: gli anfibi sono equidistanti dai pesci quanto i mammiferi lo sono dai rettili. Denton aveva scoperto che le proteine sono impossibili da inquadrare sotto qualsiasi aspetto evoluzionistico.
Ma altre questioni si pongono irrisolte di fronte all’evoluzione. Un paragrafo del mio libro di biologia è dedicato ai “fossili viventi”, organismi – si dice – che vivono in condizioni estreme (a grandi profondità negli oceani) e che sono immutati da milioni di anni. Ma che storia è mai questa? Caso e Necessità forse non arrivano nelle profondità oceaniche? A questo proposito si può raccontare dei Celanticidi, che, sulla base dei ritrovamenti fossili, furono creduti essere un anello intermedio tra i pesci e gli anfibi; ricostruzioni successive dimostrarono però che avevano caratteristiche sia di anfibio che di pesce. In tempi più recenti, alcuni Celacantidi furono sorprendentemente pescati nell’Oceano Indiano. E si trattava di pesci. Altro caso: il limulus, una specie di granchio corazzato che vive sulle coste dell’Atlantico, cugino degli antichissimi trilobiliti (estinti da milioni di anni), è presente in strati fossili da 300 milioni di anni (ed è sempre uguale). Dovrebbe essere un organismo molto primitivo, ma di recente si è scoperto che i suoi occhi, di notte, aumentano il loro potere visivo di un milione di volte. Non sono affatto semplici, funzionano meglio degli apparati militari per la visione notturna. Come hanno fatto allora questi organismi a raggiungere una grande complessità e il loro adattamento massimo milioni di anni fa?
Ritornando a noi umani, le questioni sono enormi. Perché sono state selezionate le allergie? Sono uno svantaggio enorme, perché non sono state eliminate? La linea evolutiva è continuamente sconvolta da nuove scoperte: l’uomo di Neanderthal, estintosi appena 25 mila anni fa, ha un DNA così diverso dal nostro che le due specie non sono interfeconde. Da poco in Spagna (ad Atapuerca) è stato trovato un fossile umano di 780 mila anni fa incredibilmente simile a noi, tanto che ne è stata creata una specie apposita (Homo antecessor).

Insomma, l’evoluzionismo è una teoria in crisi. W. T. Thompson F. R. S. ha affermato severamente nell’introduzione a una edizione centenaria de “L’Origine delle Specie”: “Questa situazione dove uomini si riuniscono a difesa di una dottrina che non sono capaci di definire scientificamente, e ancor meno di dimostrare con rigore scientifico, è anormale e indesiderabile nella scienza”. E perché, allora, dovremmo credere a questa teoria cristallizzata in dottrina? Quando Alice disse alla Regina di non vedere alcuna utilità nel credere alle cose impossibili, questa le rispose: “Devo dirti che non hai molta esperienza, quando io avevo la tua età, lo facevo per mezz’ora al giorno. E, a volte, ho persino creduto in sei cose impossibili prima di fare colazione”.

8 pensieri su “nessun titolo

  1. “L’origine della specie” sottolinea due punti fondamentali: l’esistenza della evoluzione e la selezione naturale come suo meccanismo. Tutte e due le affermazioni sono falsificabili. Datti alla politica o alla religione che e’ meglio.

  2. Post molto bello e ben argomentato. Quanto al commento che precede, è curioso che qualche genio internettiano presuma di poter parlare di Popper contro Popper (ovviamente senza averlo capito). Questo a prescindere dal fatto che il principio di falsificazione applicato a singole parti della teoria e non alla teoria complessiva, nella sua organica formulazione (che, in questo caso, neppure esiste), è un’operazione assai discutibile e certamente poco popperiana. La reazione dogmatica e tipicamente “religiosa” di questi fasulli sacerdoti scientisti, che osannano Galileo solo quando devono parlare contro la Chiesa Cattolica mentre ne dimenticano i principi fondamentali del metodo scientifico allorché in gioco sono i loro “santini”, non fa che dimostrare l’inconsistenza delle loro dicerie.

    Bernardo

  3. Che la teoria sia falsificabile o meno, è un inghippo su cui speculare filosoficamente in altra sede, non è certo il perno del mio discorso. Ma forse è l’unica cosa che mi si può ribattere.

  4. Chiudiamo la discussione, va’.

    E smettiamola di citare Popper solo perche’ Pera non l’ha capito.

    Karl Popper on the scientific status of Darwin’s theory of evolution

    When speaking here of Darwinism, I shall speak always of today’s theory–that is Darwin’s own theory of natural selection supported by the Mendelian theory of heredity, by the theory of the mutation and recombination of genes in a gene pool, and the decoded genetic code. This is an immensely impressive and powerful theory. The claim that it completely explains evolution is of course a bold claim, and very far from being established. All scientific theories are conjectures, even those that have successfully passed many and varied tests. The Mendelian underpinning of modern Darwinism has been well tested, and so has the theory of evolution which says that all terrestrial life has evolved from a few primitive unicellular organisms, possibly even from one single organism.

    However, Darwin’s own most important contribution to the theory of evolution, his theory of natural selection, is difficult to test. There are some tests, even some experimental tests; and in some cases, such as the famous phenomenom known as “industrial melanism”, we can observe natural selection happening under our very eyes, as it were. Nevertheless, really severe tests of the theory of natural selection are hard to come by, much more so than tests of otherwise comparable theories in physics or chemistry.

    The fact that the theory of natural selection is difficult to test has led some people, anti-Darwinists and even some great Darwinists, to claim that it is a tautology. A tautology like “All tables are tables” is not, of course, testable; nor has it any explanatory power. It is therefore most surprising to hear that some of the greatest contemporary Darwinists themselves formulate the theory in such a way that it amounts to the tautology that those organisms that leave the most offspring leave the most offspring. And C.H. Waddington even says somewhere (and he defends this view in other places) that “Natural selection … turns out … to be a tautology”. However, he attributes at the same place to the theory an “enormous power … of explanation”. Since the explanatory power of a tautology is obviously zero, something must be wrong here.

    Yet similar passages can be found in the works of such great Darwinists as Ronald Fisher, J.B.S. Haldane, and George Gaylord Simpson; and others.

    I mention this problem because I too belong among the culprits. Influenced by what these authorities say, I have in the past described the theory as “almost tautological”, and I have tried to explain how the theory of natural selection could be untestable (as is a tautology) and yet of great scientific interest. My solution was that the doctrine of natural selection is a most successful metaphysical research programme. It raises detailed problems in many fields, and it tells us what we would expect of an acceptable solution of these problems.

    I still believe that natural selection works this way as a research programme. Nevertheless, I have changed my mind about the testability and logical status of the theory of natural selection; and I am glad to have an opportunity to make a recantation. My recantation may, I hope, contribute a little to the understanding of the status of natural selection.

  5. MI sfugge il perno del discorso (perdonami, sono solo un positivista loigico). Pensavo fosse un post sull’idea che la teoria evoluzionistica, basata sulla selezione naturale, non sia una vera teoria scientifica. Scusa, tolgo il disturbo.

  6. Ma se la tua base e’ sperimentale, allora vuol dire che la teoria e’ falsificabile empiricamente e che quindi e’ una teoria scientifica (Popper). Ma di cosa stai farfugliando? La terra e’ piatta e’ una teoria scientifica ma sbagliata (e’ stata falsificata). Invece, “la terra e’ sotto il controllo di Zeus” (per non dire altro) non e’ una teoria scientifica perche’ non e’ falsificabile. Se poi il tuo problema e’ “credere” ad una teoria scientifica, allora il tuo problema e’ proprio filosofico e non empirico.

    Buona riflessione e guardati dagli adulatori.

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