Io non devo parlare di scienza
Farei scrivere trecento volte alla lavagna questa frase a Giovanni Sartori. Leggete che papocchio che ha scritto oggi. E queste cose sono sulla prima pagina del Corriere, che dovrebbe essere il più autorevole quotidiano italiano. Critica Bush perchè non accetta il protocollo di Kyoto, non sapendo che è di gran lunga la Cina il più grande "produttore" mondiale e che questo benedetto protocollo è quanto di più superato esista sulla faccia della Terra. Dice che la comunità scientifica "è sempre più convinta e concorde nel denunziare la gravità della situazione". Punto primo, come se la cosiddetta comunità scientifica fosse ancora qualcosa di credibile e non fosse invasa da indivudui palesemente politicizzati che non cercano altro che occasioni per mettersi in vetrina (tipo Cofferati, facendo un paragone). Punto secondo, questa cosa è assolutamente falsa, il numero di scienziati scettici (non lietopensanti, caro Sartori), è in aumento da molto tempo, nonostante la difficoltà evidente a esprimere questo tipo di pensiero. E le valanghe di dati, per il momento, le ha date solo Lomborg, mentre la "comunità scientifica" continua semmai a dare valanghe di previsioni, che si rivelano ogni volta sballate. Cieco sviluppismo? Come no, Bush non vede l’ora che la Cina diventi la prima potenza economica, ovviamente. E, attenzione, la stampa tace su questi problemi, e per fortuna che il paladino Sartori, sprezzante del pericolo, ci mette tutti in guardia. Ma non ci da mica una soluzione, cribbio lui c’ha messo in guardia, è già tanto.
E’ triste ma è questa la scienza che va di moda oggi, quella che ti insegnano (anche a me) a scuola. Dei pregiudizi, dei luoghi comuni e delle bufale colossali (tipo la pianta in camera da letto), coi libri fermi agli anni ’80 come studi.

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